Delitti a Partinico (S.Vitale)
Cinque omicidi negli ultimi 25 anni
Partinico non è nuova a fatti di sangue, anzi non lo è mai stata. Un vecchio motto, molto noto nei paesi vicini, diceva: “Partinicu paisi di scunfortu: o tira ventu o sona a campana a mortu” . Terribile anche il giudizio che ne ebbe a dare l’antropologo Salamone Marino: “Partinico adora un solo dio: l’omicidio; a un solo santo si raccomanda: alla carabina. Par nato dal sangue e pel sangue; e lo sparge in pubblica piazza in pieno mezzodì, senza scrupoli e senza paura. Inorridisco a dirlo, ma fu in Partinico che si ammazzò… un assai dabben notaio!”. Escludiamo dall’elenco i delitti di mafia, e ci soffermiamo su quelli che sono chiare manifestazioni del disagio giovanile e della scarsa considerazione del valore della vita umana.
18 ottobre 2005: il corpo di Roberta Riina veniva scoperto dalla sorella Rosalinda , con il cranio fracassato , riverso sul suo letto. Aveva 22 anni ed era una bella ragazza, senza particolari legami sentimentali, studentessa di scienze della comunicazione. Alcuni mesi dopo, in una notte del giugno 2006, al pronto soccorso di Partinico si presentava una giovane, Rita Greco che diceva di essere sfuggita a un maniaco, dopo avergli strappato una ciocca di capelli. Venne individuato il responsabile, Emilio Zanini, di 42 anni, detto Diabolik, perché abile nei furti d’appartamento . Pare che tra i tanti episodi aggressione e di violenza sessuale, dei quali è stato denunciato, ci sia pure quello nei confronti di sua nonna, 90 anni. Le analisi del DNA e i riscontri individuano in lui anche l’omicida di Roberta Riina, il quale sta scontando in carcere 22 anni
Nella Foto Roberta Riina ed Emilio Zanini
22 novembre 2019 Antonino Borgia, 56 anni, noto imprenditore partinicese, padre di tre figli, uccide Ana Maria Lacramioara Di Piazza, di appena 30 anni, che aveva messo incinta e che era già madre di un altro figlio. L’omicidio scuote la città per la sua efferatezza, poiché, è scritto nella sentenza, “è tale da destare profondo senso di ripugnanza in ogni persona di media normalità”. La vittima è una rumena da anni abitante a Giardinello : Borgia accoltella a più riprese la donna, che riesce a sfuggirgli, ma egli la riprende, la carica sul furgone e la finisce in una campagna lontana, con un colpo alla testa (“per non farla soffrire”, ebbe a dire). Dopo aver sepolto il cadavere, Borgia se ne va dal barbiere, poi al bar, poi addirittura al commissariato di Partinico, per chiedere alcuni documenti. Al processo si difende sostenendo che la donna lo ricattava, minacciando di rivelare alla moglie la loro relazione, e che aveva agito in preda a un raptus . In primo grado la corte d’Assise ha condannato all’ergastolo l’imputato , non avendo creduto alla tesi del raptus, ma a quella della premeditazione,: dalle intercettazioni in carcere, si evince la scarsa stima di Borgia per la donna, definita “troia”, “buttana”, ritenendo giusto di averle “schiacciato la testa” perché “era romena e mi chiedeva il pizzo, mi ha portato all’esaurimento”. Alla moglie avrebbe detto che “rappresentava se stesso come il risoluto castigatore” , e di avere programmato la morte della poveretta: ‘io già avevo la legna, tutto preparato… io lo sapevo cosa dovevo fare… la facevo scomparire completamente… avevo anche preparato l’acido cloridrico per poi…’ In primo appello è ergastolo, in secondo la Cassazione non riconosce l’aggravante della crudeltà e con una serie di motivazioni discutibili riduce la pena a 19 anni e quattro mesi sino alla successiva definitiva conferma dell’ergastolo.
Nella foto: Antonino Borgia ed Ana Lacramioara
14 gennaio 2024: Davanti a una discoteca di Balestrate muore, nel corso di una rissa, un giovane partinicese di 22 anni, Francesco Bacchi. Sette sono gli indagati per la rissa, ma l’omicida confesso è Andrea Cangemi, 21 anni, il quale sostiene di essere stato provocato da Bacchi e di averlo poi ucciso a calci . Un ruolo di primo piano sembra averte avuto anche Christian Leto, 21 anni, un ragazzo che vive in una comunità, che, dopo l’arresto iniziale, è stato rilasciato. Non è la prima volta che succedono omicidi del genere in zona: il 23.2.2020 è stato ucciso a coltellate, nel corso di una rissa davanti alla discoteca Millennium di Terrasini, a pochi chilometri da Partinico, Paolo La Rosa (21 anni): l’assassino, Pietro Alberto Mulè , dopo i tre gradi della sentenza, è stato condannato dalla Cassazione a 23 anni 6 mesi e 24 giorni. La ricostruzione ha accertato che Mulè, aveva appena finito di litigare con un buttafuori, e all’uscita si è scagliato contro La Rosa, che ben conosceva, e che era contrario alla sua frequentazione amorosa con la sorella di Paolo. Un taglio di coltello alla giugulare e Paolo non ha avuto neanche il tempo di sentirsi morire. Alla rissa avrebbero partecipato anche il cugino Alberto Pietro e Rosario Namio, tutti originari di Camporeale.
Nella foto: Paolo La Rosa
29.3.25: Gioacchino Vaccaro, 46 anni, muore a causa delle ferite alla testa riportate nel corso della colluttazione con due altri uomini. La vittima ha un piccolo negozio di frutta e verdura. In un certo momento, sentendo un’auto transitare a velocità sostenuta, il figlio del Vaccaro, 17 anni, si permette di inveire: la macchina si ferma, ne scendono due baldi giovanotti, i fratelli Failla, i quali cominciano a colpire il ragazzo. La madre corre dentro ad avvertire il marito, che cerca di difendere il figlio, ma viene fatto oggetto di pugni e calci, rimane a terra dolorante, e muore all’ospedale di Partinico, dove è andato a farsi controllare. Al momento sull’episodio ci sono versioni contrastanti: i due picchiatori sostengono di essere stati provocati da Vaccaro padre, che il figlio sarebbe intervenuto dopo e che la vittima sia morta per altre cause, non per il loro pestaggio.
Nella foto Gioacchino Vaccaro
Il panorama è tragico: per un banale litigio, per un gesto, per un amore clandestino, si corre il rischio di essere uccisi in un clima di assoluta mancanza dei più elementari valori di rispetto dell’esistenza altrui e in presenza di tracotanza, culto dell’esibizione di forza, convinzione che tutto sia possibile, al di là di qualsiasi regola di civile convivenza.