Gli affari di Montante: Le mani sull’AST, un boccone troppo grosso,  

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Nella relazione  della Commissione  Regionale Antimafia, recentemente presentata sul caso Montante, vengono in luce tutte le inimmaginabili  magagne con le quali l’industriale siciliano, in nome dell’antimafia, aveva costruito una carriera e un sistema di controllo della politica e dell’ecdownloadnomia siciliana, con la collaborazione di parecchi alti ufficiali ed esponenti delle forze dell’ordine. Per non parlare dei suoi protettori politici, primi fra tutti Crocetta e Lumia. Per quel che riguarda uno degli aspetti di questa vicenda, relativo all’AST, (Azienda Trasporti Siciliana) e al tentativo di metterci su le mani, da la briga, neanche nella Commissione Antimafia, di dargliene merito. Il riferimento è a un articolo dello scrivente, del 14 dicembre 2015, relativo all’arresto del presidente AST Lo Bosco (29 0ttobre 2015) e alla nomina, alla guida dell’Azienda,  da parte di Crocetta, di un suo uomo, Massimo Finocchiaro, dove, tra l’altro, era scritto: “ L’unica cosa certa che il Presidente è uomo di Confindustria Messina, quindi vicino al paladino dell’Antimafia Antonello Montante,   (Jonica Trasporti),  attualmente sotto inchiesta per problemi di collusioni mafiose, di cui è stata ventilata l’ipotesi che volesse mettere le mani sull’azienda, con il pericolo di una fusione per incorporazione, senza le procedure di evidenza pubblica”. Per precisione, la prima denuncia su tutto questo “affaire” era stata fatta nel 2012, da alcuni sindacalisti dell’azienda, ma non aveva ricevuto alcun seguito.

L’articolo era stato preceduto da un altro servizio dell’8.12 2015, nel quale si  evidenziava la situazione di “abbandono” in cui era stata lasciata l’azienda, priva di guida per ben cinque mesi, dopo l’arresto di Bosco, priva di un piano industriale  d’investimenti per il rinnovo dell’obsoleto parco macchine e di rinnovo dei locali aziendali , senza la possibilità di contrastare la concorrenza delle ditte di trasporlo private e ipotizzava che “che questi poteri che lavorano allo smantellamento dell’Azienda abbiano infilato, all’interno delle mura dell’AST il loro cavallo di troia, nella cui pancia c’è una razza  di individui ben peggiore di quella degli achei di omerica memoria”. Altro elemento, su cui non è stata mai fatta luce, riportato nel servizio, era quello di   due misteriosi furti in un mese, mai denunciati: “ Nei mesi di settembre e ottobre sono state forzate le casseforti di Palermo e Catania e addirittura quest’ultima è stata forzata per ben due volte e pare che il contante prelevato ammontasse a ben duecentomila euro. Ciò dimostra almeno due cose, e cioè che, l’Azienda, seppure in questo stato di abbandono, garantisce ancora notevoli entrate, e che i ladri avranno avuto all’interno le loro talpe, come da sempre avviene nel caso di furti che hanno ad oggetto casseforti ma nessuno ne parla”, con una considerazione finale: “”Sembra che il fine ultimo sia lo smantellamento dell’Azienda Siciliana Trasporti, e la cessione delle spoglie a qualche avventuriero dell’imprenditoria siciliana amico della politica.” Chiaro il riferimento al nome che verrà fatto nel successivo servizio.

 

Il quarto punto del terzo capitolo della Relazione della Comm .Antimafia è intitolato “L’assalto all’AST”. Viene fuori che tra il 2010 ed il 2011, l’A.S.T. società a partecipazione interamente regionale, progetta l’incorporazione nella stessa società, della Jonica Trasporti & Turismo S.p.A., partecipata al 51% dall’AST e al 49% da un socio privato: la MSA (Mediterr Shock Absorbers) S.p.A. di Antonello Montante, con l’obiettivo di creare  una nuova AST non più a totale partecipazione regionale,  interamente pubblica, ma con  un socio privato, Montante, con notevole capacità d’influenza nella gestione dell’azienda, considerato che  il 40% del C.d.A. sarebbe stato di sua espressione e che con la progettata  privatizzazione egli avrebbe potuto esercitare il diritto di prelazione, acquistando l’intera azienda con l’immenso patrimonio immobiliare di cui dispone. In quel periodo era presidente dell’AST l’avvocato Giulio Cusumano, poi sostituito da Dario Lo Bosco, uomo del Presidente della Regione Lombardo. La situazione economica dell’azienda, pur essendo positiva, trovava difficoltà in una scopertura economica con le banche, a causa dei ritardati pagamenti da parte della Regione. Cusumano riceve una telefonata da Lombardo che gli preanuncia l’arrivo di Bosco, il quale, qualche giorno dopo gli comunica del progetto di incorporazione della Jonica, del diritto di prelazione per eventuale acquisto, da parte di Montante, dello strano interesse  a portare avanti l’operazione di privatizzazione dell’azienda, malgrado le riserve avanzate da Cusumano, che temeva una sottovalorizzazione dell’immobile per una sua svendita.

L’Assessore Armao, interpellato, ha detto che “il patrimonio noi lo stimammo tra i 40 e i 50 milioni di euro, a valore di officina” e che nelle intenzioni speculative di Montante, si sarebbe almeno raddoppiato, una volta che costui ne sarebbe diventato padrone, attraverso un diverso uso delle aree urbane e degli immobili. E così’ il povero Cusumano si trova stritolato dalla macchina politica che ne aveva deciso l’eliminazione, in quanto ostacolo alla realizzazione del progetto. Il presidente Lombardo lo convoca, esibisce un plico bianco con dei fogli, gli dice che si vergogna di leggere quello che c’era scritto, e poiché Cusumano non sa spiegarsi, né vuole piegarsi, gli molla il colpo basso:  “Tu hai una condotta di vita che non va bene e hai parentele mafiose”. Gli contesta di essere parente dei Badalamenti, di essere omosessuale, di organizzare “feste e festini con gente poco raccomandabile”. Cusumano ammette di essere gay, cosa che già Lombardo sapeva, ma nega tutto il resto: per quel che riguarda le parentele mafiose  non c’è altro che il fratello di suo padre è un magistrato che ha sposato una parente dei Badalamenti, ma niente si può imputare alla sua condotta di magistrato. Lombardo chiede le dimissioni entro 48 ore  e poi minaccia: “Sai, purtroppo, la macchina del fango è già partita. C’è un giornalista di un settimanale nazionale che ha già preparato l’articolo su di te e tu così mi rovini”. Cusumano saprà poi da un’altra persona, contraria come lui al progetto, che il settimanale era L’Espresso e il giornalista Lirio Abbate.  Così Cusumano cede il suo posto a Lo Bosco, che finirà nelle maglie della giustizia, assieme al suo protettore Lombardo e il progetto non andò in porto perché Lombardo stesso ebbe paura di fare un passo così eclatante, ovvero regalare a Montante un affare così grosso. Questo quanto appena appena emerso. E’ probabile che sotto la mancata conclusione dell’affare ci siano state altre spinte in direzione contraria  provenienti da altre grandi aziende di trasporti e dai loro titolari Graffagnino e Scelfo, parliamo di Prestia e Comandè e della Sais, per i quali la  privatatizzazione, comunque sempre sotto l’ombrello regionale avrebbe potuto costituire una situazione concorrenziale privilegiata.

Con l’avvento di Musumeci si passa alla “catanizzazione” della Regione e viene nominato presidente un certo Tafuri, che ha promesso al suo avvento mari e monti, senza che di concreto sia successo niente.

 

 

 

L’articolo di Telejato del 14 dicembre 2015

 

L’AST ha un nuovo presidente: come prima, peggio di prima

Dopo l’arresto del suo Presidente  prof. Dario Lo Bosco, il 29 ottobre 2015 per presunte tangenti ricevute da parte dell’imprenditore Campione, finalmente, con cinque mesi di ritardo il Presidente della Regione Rosario Crocetta ha sciolto tutte le riserve ed ha nominato, tre mesi fa,  il nuovo Presidente Il Signor Massimo Finocchiaro ed i Componenti del Consiglio di Amministrazione  Giancarlo Costa e Serafina Perra. Il Dott. Ugo Andrea Fiduccia dirigente di AST, direttore della Struttura territoriale di Palermo, ( sotto la cui gestione si sono verificati alcuni misteriosi furti presso le sedi di Palermo e Catania, si stima di 200 mila euro, per quel che se ne sa, mai denunciati),  è finalmente diventato Direttore Generale f.f. con l’avallo del Presidente Finocchiaro. Ai soliti privilegiati si consente di fare  trasferte illimitate… e straordinario, mentre il resto deve sopravvivere con un misero stipendio. Ad alcuni eletti  si è data l’assegnazione presso un Ufficio e l’interim presso un altro Ufficio,  istituto che dovrebbe essere applicato  in casi eccezionali ed  a figure apicali ed invece in AST viene assegnato in base all’appartenenza o “al pedigree” . Ci si aspettava una presentazione da parte del nuovo presidente e direttore, con l’indicazione di quale sarebbe stato il futuro societario ed invece nulla di tutto questo. Tutti speravano che si desse vita ad un nuovo corso con l’adozione di un nuovo  piano industriale nel quale fossero ricompresi importanti  investimenti per  rinnovare  l’obsoleto parco macchine ed i locali aziendali, e consentire alla società di sopravvivere nel mercato del trasporto pubblico accanto alle ditte private. Invece niente,  tutto è rimasto come prima, forse peggio di prima.

L’unica cosa certa che il Presidente è uomo di Confindustria Messina, quindi vicino al paladino dell’Antimafia Antonello Montante, ,  (Jonica Trasporti),  attualmente sotto inchiesta per problemi di collusioni mafiose di cui abbiamo è stata ventilata l’ipotesi che volesse mettere le mani sull’azienda, con il pericolo di una fusione per incorporazione, senza le procedure di evidenza pubblica.

Si sono inoltre svolte delle gare di appalto e come per magia sono state assegnate sempre alle stesse ditte aggiudicatrici.

La verità è che intorno ad AST e ai suoi 900 dipendenti vi è un sistema di potere che gestisce il tutto al di là delle figure ,che cambiano, ma che non modificano il corso di una Azienda che si regge ancora e solo sui finanziamenti regionali e deve pertanto garantire favoritismi e poltrone.    (Salvo Vitale

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