L’ingiustizia della giustizia. (Pietro Cavallotti)
Oggi sono moderatamente incazzato. Questa mattina mio zio mi ha detto che la sua casa è stata saccheggiata. Ha denunciato l’accaduto ai Carabinieri ma ignoti hanno continuato l’opera di sciacallaggio.
Umanamente, si può solo immaginare l’angoscia di un uomo ormai avanti con l’età che, dopo una vita sacrificata totalmente al lavoro e alla cura dei propri figli, piuttosto che godersi la vecchiaia con i nipotini, assiste impotente alla profanazione della sua abitazione, un bene diverso da tutti gli altri sul quale ogni essere umano dovrebbe avere il diritto di costruire la sicurezza della propria famiglia.
Legalmente, però, quell’uomo con la sua sofferenza non conta niente.
A questo punto, prendo il telefono e chiamo il coadiutore dell’Agenzia Nazionale dei beni confiscati che ha preso in carico la nostra procedura e, con pacatezza, gli chiedo la cortesia di presidiare le case.
Gli ricordo che il nostro ricorso alla Corte Europea è già stato dichiarato ammissibile e che il Tribunale di Palermo, a breve, deciderà se accogliere la nostra istanza di revocazione della confisca. Apprendo, tuttavia, una notizia peggiore del saccheggio. Mi informa che tutte le case qualche mese fa sono state assegnate all’Agenzia del Demanio o alla Prefettura di Palermo e che lui, in concreto, non può fare niente, scaricando ad altri il barile. La notizia è tragica perchè, per legge, quando il bene viene assegnato, non può essere restituito al legittimo proprietario se la restituzione contrasta con l’interesse pubblico. Se, per esempio, domani le case vengono destinate all’accoglienza degli immigrati ma dopodomani vinciamo la causa, potrebbero restituirci un bel niente. “Ci dispiace. Avete ragione. Ma abbiamo già adibito le case per l’accoglienza degli immigrati. Non possiamo fare niente!” potrebbero dirci. Non si capisce che fretta c’era di sfrattare intere famiglie e dare in pasto le loro case ai ladri e ai vandali, comunque figli incolpevoli della miseria causata dalla inefficienza dello Stato. Non si comprende la insolita celerità nell’assegnazione di quelle case in un momento in cui coltiviamo ancora legittime speranze di successo.
Mi chiedo: tutto questo a beneficio di chi? Stiamo combattendo la mafia in questo modo? Credo di no perché lo Stato ha tolto le case a dei grandi lavoratori che lo Stato stesso ha riconosciuto innocenti.
Stiamo garantendo un servizio ai cittadini italiani? Non mi pare. Non stiamo forse aumentando il senso di ingiustizia e di sfiducia che i cittadini avvertono nei confronti dello Stato e delle sue Istituzioni? E non è forse questo sentimento di sfiducia molto diffuso che costituisce la base sociale da cui attinge la mafia come fenomeno criminale? In tutta questa vicenda abbiamo perso un pò tutti, mentre alcuni hanno perso tutto, ma proprio tutto. Aziende distrutte, case saccheggiate, lavoratori disoccupati, centinaia di famiglie sul lastrico, fornitori non pagati. I sacrifici di tre generazioni mandati all’aria. Gli unici che ci hanno guadagnato sono i nostri amministratori giudiziari che, legalmente, hanno percepito compensi milionari per i loro “servizi” e quei magistrati che, pur avendo rovinato la vita di intere famiglie sostenendo accuse infondate, non solo non hanno pagato per gli errori commessi ma sono stati addirittura premiati con avanzamenti di carriera.
Cosa si può fare di fronte a tutto questo scempio? Non lo so. Forse non ci rimane altro che dare massima diffusione a queste ingiustizie, non per noi che, comunque vadano le cose, abbiamo perso. Mai nessuno ci potrà restituire quanto ci é stato tolto negli ultimi 20 anni. E non esiste alcuna forma di indennizzo per ripagare certe sofferenze che preferisco non raccontare e tenere per me. Forse vale la pena continuare a parlarne per evitare che in futuro altri innocenti subiscano le stesse atrocità.
Pietro Cavallotti